Andrea Sovera Martiri del Brasile

ANDREA DE SOVERAL, AMBROGIO FRANC. FERRO
e 28 compagni

† 16 luglio e 3 ottobre 1645

SACERDOTI DIOCESANI,
LAICI E LAICHE

MARTIRI DEL BRASILE

Beatificazione: 5 marzo 2000
Festa: Andrea e compagni: 26 luglio Ambrogio e compagni: 3 ottobre

ANDREA DE SOVERAL, AMBROGIO FRANCESCO FERRO e 28 compagni formano due gruppi di martiri brasiliani massacrati nel Rio Grande do Norte, il 16 luglio e il 3 ottobre 1645. L'evangelizzazione nel Rio Grande do Norte, stato del Nordest del Brasile, fu iniziata nel 1597 da missionari gesuiti e da sacerdoti diocesani, venuti dal Portogallo. Essi cominciarono con la catechesi degli indios e con la formazione delle prime comunità cristiane. Nel 1630 gli olandesi invasero la regione e strapparono il potere ai portoghesi. La situazione, prima pacifica, diventò conflittuale, poiché gli olandesi erano calvinisti e avan­zavano accompagnati dai loro pastori. Vi fu perciò una restrizione della libertà di culto e i cattolici furono perseguitati.
I due episodi del martirio di Andrea de Soveral e compagni e di Ambrogio Francisco Ferro avvennero in questo contesto. C'erano allora, nel Rio Grande do Norte, soltanto due parrocchie: la parrocchia della Madonna della Purifica­zione o delle Candele a Cunhaù, alla cui guida c'era Andrea de Soveral, e quella della Madonna della Presentazione, a Natal, il cui parroco era Ambrogio Fran­cesco Ferro. Queste due comunità parrocchiali furono vittime di una dura persecuzione religiosa da parte dei calvinisti.

Le informazioni biografiche dei due martiri sono molto scarse. Oltre a ciò, che si conosce di Andrea de Soveral, poche sono le notizie riguardanti gli altri compagni. Il martirio, però, fu narrato con dettagli da vari scrittori del secolo XVII.

ANDREA DE SOVERAL nacque verso il 1572, a São Vicente, prima cittadina del Brasile, che si trova nell'isola di Santos, sul litorale dello stato di São Paulo. Al battesimo ricevette il nome di Andrea. Molto probabilmente studiò nel collegio dei Bambini di Gesù, fondato dai Gesuiti, nel 1553, nella cittadina, dove era nato. Il 6 agosto del 1593, all'età di 21 anni, entrò nella Compagnia di Gesù e fece il noviziato nel collegio di Bahia. Terminati gli studi di latino e di teologia morale e, dopo aver studiato la lingua degli indios, fu mandato nel collegio di Olinda, in Pernambuco, che era appunto un centro di irradiazione missionaria per la catechesi degli indios di tutta la regione. La sua prima esperienza missio­naria nel Rio Grande do Norte avvenne nel 1606, in un viaggio fatto con Packe Diego Nunes nel territorio abitato dagli indios potiguari. In quella occasione entrò in un villaggio indigeno, governato da una donna, Antonia Potiguara, che convertì e battezzò insieme ad altri indios e della quale benedisse le nozze. Dopo il 1607 il suo nome non appare nei cataloghi gesuiti. Ciò potrebbe significare che fosse uscito dalla Compagnia di Gesù. Infatti nel 1614 era già parroco di Cunhaú, come membro del clero diocesano. All'epoca del martirio aveva ca. 73 anni.

Il martirio di Andrea e dei suoi compagni avvenne nella Cappella della Madonna delle Candele a Cunhaú. Era una domenica, il 16 luglio 1645, e Andrea de Soveral, come era solito fare, riunì i fedeli nella chiesa per la cele­brazione eucaristica. I fedeli, circa 69 persone, per la maggior parte contadini e impiegati nella lavorazione della canna da zucchero di Cunhaú, si radunarono in chiesa per la messa. Gli olandesi, che dominavano già tutta la regione, avevano mandato a Cunhaú un loro emissario, il tedesco Jacó Rabe, una persona senza scrupoli e molto crudele. Si presentò come un messaggero del Supremo Consi­glio Olandese di Recife all'assemblea riunita per l'Eucaristia, dicendo che avreb­be comunicato gli ordini ricevuti alla fine della messa. Ma questo era soltanto un pretesto per nascondere le sue vere intenzioni e i suoi piani malvagi. Dopo la consacrazione, infatti, una schiera di soldati olandesi, accompagnati da indios delle tribù dei tapuias e dei potiguari, tutti ben armati, agli ordini di Jacó Rabe, si precipitò nel tempio, chiuse tutte le porte e tutte le uscite della cappella e attaccò con ferocia i fedeli indifesi. Andrea, compresa la gravità della situazione, inter­ruppe la messa e esortò i fedeli a prepararsi alla morte, pregando insieme a loro l'Ufficio degli agonizzanti. «In ansie mortali si confessarono al Sommo Sacerdote Gesù Cristo Nostro Signore, chiedendogli, ciascuno di loro, con grande contrizione, il perdono dei loro peccati ». Scrive il cronista dell'epoca: Misero i loro soldati e indios in fila e li fecero mettere in mezzo ai miserabili portoghesi per far loro la predica, e questa fu che presero le spade e li uccisero tutti, e il capellano della chiesa, facendo sui loro corpi crudeltà mai viste ».

Del gruppo dei fedeli presenti in chiesa, durante il martirio, si conosce solo il nome del laico Domingos Carvalho: «Uccise quelle persone, i barbari comin­ciarono a far molta festa e a spogliare i cadaveri, e a uno dei principali che avevano ucciso li, chiamato Domingos Carvalho, trovarono una catena e mo­nete d'oro, che cominciarono a contare proprio sul suo corpo e a dividere tra di loro, e con i fiamminghi, e portarono via i mobili e ancora stoffa dei cittadini ».

Gli olandesi presero poi cinque persone come ostaggi e le portarono al Forte dei Re Magi: Estêvão Machado de Miranda, Francisco Mendes Pereira, Vicente de Souza Pereira, João da Silveira e Simão Correia. Gli abitanti del Rio Grande furono divisi in due gruppi: 12 persone nel Forte, tra cui i 5 ospiti, 5 ostaggi e 2 prigionieri, e il resto della gente sotto custodia.

I 12 portoghesi del Forte furono imbarcati in battelli e portati ai margini del Rio Umacu, a circa 20 chilometri dalla città di Natal, ove, il 3 ottobre 1645, avvenne il secondo episodio di martirio.

Le vittime furono i parrocchiani della città, guidati dal loro parroco, AMBROGIO Francesco FERRO. Terrorizzati dai fatti sanguinosi accaduti nella cappella di Cunhaú, i cattolici di Natal cercavano di mettersi al sicuro, rifugiandosi in alcuni ricoveri di fortuna. Non servì a nulla.

Le autorità olandesi li fecero andare in un posto stabilito, dove erano attesi da soldati e da un gruppo di 200 indios, comandati dal capo indigeno Antonio Paraopaba, che si era convertito al protestantesimo e nutriva un'enorme avver­sione verso i cattolici. I numerosi fedeli, insieme al sacerdote, furono torturati in tantissime maniere fino alla morte. I cronisti dell'epoca raccontano i mezzi usati dagli aguzzini con raffinata perversità: venivano tagliate braccia e gambe, le teste venivano sgozzate, bruciature, occhi, lingue, nasi venivano strappati. Un bam­bino fu lanciato contro il tronco di un albero e un altro venne squartato in due parti con una spada. Al parroco Ambrogio Francesco Ferro « fecero delle anatomie tali e tante cose, ancora in vita, che sento vergogna a scrivere ». A Mateus Moreira venne strappato il cuore dalla parte della schiena, mentre esclamava: « Lodato sia il Santissimo Sacramento». Antonio Baracho fu legato a un albero e gli olandesi, mentre era ancora vivo, gli strapparono la lingua «mettendogli in bocca al posto suo le parti pudende che gli avevano tagliato ».

Di tutta la folla dei sacrificati a Cunhaú e Uniaçu, la Postulazione e riuscita a identificare trenta nomi, che sono stati proposti alla Congregazione delle Cause dei Santi per il riconoscimento del martirio.

I martiri uccisi a Cunhaù:
Andrea de Soveral, parroco; Domingo Caravalho

I martiri uccisi a Uruaçu:
Ambrogio Francesco Ferro, parroco; Antonio Vilela, il giovane; Giuseppe do Porto; Francisco de Bastos; Diogo Pereira; Joào Lostau Navarro; Antonio Vilela Cid; Estêvão Machado de Miranda; Vicente de Souza Pereira; Francisco Mendes Pereira; João da Silveira; Simão Correia; Antonio Baracho; Mateus Moreira; João Martins; Manuel Rodrigues Moura; la moglie di Manuel Rodri­gues Moura; la figlia di Antonio Vilela il giovane; la figlia di Francesco Dias il giovane; 7 giovani compagni di João Martins; 2 figlie di Estêvão Machado de Miranda.

Essi sono venerati nei luoghi di martirio ad Umaçu e Cunhaú, Brasile.

Il 5 marzo 2000, Andrea de Soveral, Ambrogio Francesco Ferro e gli 28 compagni sono stati proclamati Beati da Papa Giovanni Paolo II.

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   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch                          
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