Anna Schaeffer

ANNA SCHÄFFER

(1882 — 1925)

DOMESTICA

Beatificazione: 7 marzo 1999
Canonizzazione: 21 ottober 2012
Festa: 5 ottobre

ANNA SCHÄFFER nacque, il 18 febbraio 1882, a Mindelstetten, Baviera, Germania, terzogenita dei sei figli di Michele Schäffer, falegname, e di Teresa Forster, figlia di contadini, e fu battezzata col nome di Anna. Nella famiglia molto semplice e povera di sostanze, ma ricca di fede, la piccola ricevette una formazione solida e cristiana. Era una giovane tranquilla e serena, non amante delle compagnie chiassose, piuttosto portata a comportarsi bene in ogni situazione. Dal maggio 1888 frequentò le scuole elementari del paese con ottimi risultati. Economicamente era così povera che non portava con se un panino e a volte accadeva che un bambino volesse darle da mangiare, ma lei non accettava mai nulla. Era particolarmente devota della Madonna e del Sacramen­to dell'altare. Il giorno della Prima Comunione si offrì al Signore. Tutto il ciclo delle scuole elementari durava allora sette anni. Sostenne l'esame di licenza, i1 22 aprile 1895, e ottenne il massimo dei voti in tutte le materie. Era di alta statura, già membro del Terz'Ordine francescano, e veniva considerata pia e silenziosa.

Terminate le scuole elementari, appena tredicenne, andò a servizio presso una famiglia di Ratisbona per aiutare i suoi cari e procurarsi la dote per farsi suora missionaria. Fu un'esperienza molto dura, soprattutto per la mancanza di comprensione umana. Anna doveva prestare il suo aiuto, sia in casa, sia nel laboratorio, per l'assistenza ai malati, in particolare ebbe a che fare con quelli affetti da malattie della pelle. Tuttavia era trattata con tale severità, che neppure suo fratello, il quale si trovava a Ratisbona per l'apprendistato, poté andare a trovarla. Unica sua consolazione era quella di ascoltare tutti i giorni la messa ogni mattina alle cinque. Cosicché approfittò della morte del padre, avvenuta 24 gennaio 1896, per tornare a casa. Purtroppo la situazione economica della famiglia era peggiorata ed Anna dovette riprendere la vita del servizio presso altre famiglie, che poi abbandonò di nuovo, sentendosi esposta a pericoli morali.

Nel giugno del 1898 fece un sogno premonitore che sarebbe stato deter­minante per la sua vita, come lei stessa racconta: «Nel mese di giugno 1898 ho avuto uno strano sogno. Io lo chiamo sogno, perché non riesco esprimermi su questo in un altro modo. Non ero ancora andata a letto, e la luna entrava nella mia stanzetta rendendola tanto luminosa. Stavo recitando la mia preghiera della notte e si era verso le ore dieci della sera. Appena ebbi finito la preghiera, tutto e diventato improvvisamente buio intorno a me e io ne avevo una grande paura.

Di colpo tutto e diventato chiaro come un fulmine e davanti a me stava una persona. Questa persona era vestita con un abito azzurro e con un mantello rosso sopra, così come erano vestiti gli apostoli, oppure come io già spesso avevo visto sulle immagini la rappresentazione di Gesù, il Buon Pastore! Aveva nelle mani anche una corona del rosario; ha parlato anche a me della preghiera del rosario e disse, che non avrei raggiunto i vent'anni e che dopo avrei dovuto soffrire molto, molto. Quella figura diceva anche, che io avrei dovuto soffrire molto durante molti anni, e ha parlato anche del numero di questi, ma io questi non li sapevo più, e subito non li ho saputi più, appena la persona era sparita. Io ero talmente emozionata e scossa dal tremore e dalla paura, che subito dopo non ricordai più nulla di tutte le cose che quella persona mi aveva ancora detto.

Dopo tutto ritornò di nuovo chiaro, perché la luna inondava con il suo tenue chiarore tutta la notte la mia stanzetta. Io non ho potuto chiudere occhio quasi tutta la notte, perché avevo in mente sempre ancora quella figura. Io avevo allora 16 anni ».

Questa svolta preannunciata nella vita di Anna si verificò i14 febbraio 1901, all'età di 19 anni, come riferisce la sorella di Anna, Catarina: «Anna stava presso il funzionario della Forestale, sig. Kirschbaum. In quel tempo li non c'era ancora la luce elettrica, ne la conduttura di acqua: a 10 m. verso destra dalla casa vi era una fontana. La lavanderia, dove Anna stava lavando insieme con una lavandaia, dista 40-50 m. dalla fontana. Anna andò a prendere l'acqua alla fontana, ed essendo una giornata assai fredda, le calze e le scarpe bagnate gelarono e le restarono appiccicate addosso. Anna voleva far fondere il ghiaccio sulle sue scarpe di legno salendo sul muro che reggeva la caldaia. Con una mano si appoggiò al muro, con l'altra spinse la canna fumaria più dentro nel camino.Il ghiaccio delle sue scarpe si fuse ed ella scivolò nella caldaia, che era per un terzo pieno di liscivia. Le ustioni le furono provocate più dal vapore che dall'acqua. La lavandaia, che stava li, scappò per chiamare il vetturino che abitava li accanto. Quando giunsero, Anna era già fuori della caldaia, ma priva di coscienza. Poco dopo ritornò in se, andò a casa, salì in camera sua e si tolse le calze. In tutta la loro estensione, dai piedi in su, le gambe erano piene di vescicole, che in parte rimasero appiccicate alle calze. Anna venne subito portata in ospedale ».

Ricoverata al vicino ospedale di Kösching, passò poi alla clinica universi­taria di Erlangen. Nel maggio 1902 fu dimessa dall'ospedale come invalida precoce, ritornò a casa e tentò poi di lavorare di nuovo dagli antichi padroni che erano molto buoni come ci informa la sorella Catarina, che lavorava con lei: «I padroni sono stati buoni con noi. Passati 7 mesi, Anna doveva tentare di farcela da sola, ma poco tempo dopo Anna crollò. Le si gonfiarono i piedi, si fecero di colore blu e rosso, ed ebbe tanti dolori che dove consultare il medico. Il medico le tolse la fasciatura fatta con colla di zinco, che ella ancora portava. Vide che interi pezzi di carne erano già in putrefazione. Così Anna tornò nuovamente a casa, dalla madre ».

La sua condizione peggiorava sempre più e la costringeva a stare comple­tamente ferma a letto in un'angusta cameretta da condividere con la mamma. Al loro sostentamento provvedeva in parte il parroco di Mindelstetten, don Carlo Rieger. Dopo qualche ribellione Anna riconobbe la volontà di Dio e la missione della sua vita.

All'inizio del 1905 le due presero in affitto una stanza in casa Forchham­mer, di fronte alla chiesa parrocchiale. Qui per venti anni, Anna, assistita dalla buona madre, consumò la sua esistenza pregando, lavorando all'uncinetto, ri­camando, cucendo e rammendando, scrivendo lettere e poesie e ricevendo le numerose persone che andavano a farla visita.

Intanto le cure mediche continuavano con raschiamenti per asciugare il fondo delle ferite e con trapianti cutanei, ma le piaghe non guarirono, come risulta dalla testimonianza di Walburga M. a proposito di un intervento del medico: « Dev'essere stato verso il 1922 o 1923, quando andavo già alla scuola festiva. Il dott. Wäldin ha tolto la fasciatura che in tutti e due i piedi andava dal ginocchio al malleolo. Ha messo nel letto il catino sotto i due piedi. Il sangue gocciolava nel catino dalle ferite aperte. Nei piedi le piaghe erano aperte e si poteva vedere la carne viva; ho anche notato che in vari punti si vedevano le ossa. Mi ha particolarmente impressionato il fatto, che durante tutto questo trattamento, che certo era dolorosissimo per lei, Anna non si lamentò affatto e rimase tranquillamente nel letto; io penso che stesse pregando ».

Nel frattempo, straordinari fenomeni le causavano altre sofferenze, come le stimmate, che ricevette nell'autunno 1910, ma erano anche fonte di grande consolazione interiore e forte stimolo alla pratica di tutte le virtù. In seguito, per poter soffrire segretamente, pregò il Signore affinché le togliesse le stimmate visibili. Ormai era pronta ad accogliere sofferenze più grandi.

Ai primi del 1923 si presentò una nuova e tremenda sofferenza. Convul­sioni atroci, durante le quali la testa di Anna veniva gettata all'indietro con grande violenza, si presentavano cinque e anche sei volte al giorno. Tali con­vulsioni erano evidentemente una conseguenza della malattia al midollo spinale che era sopraggiunta. Esse colpivano anche le gambe paralizzate. Le dita si contraevano al punto che era quasi impossibile disserrarle.

A tutto questo si aggiunse infine una penosa forma di cancro all'intestino retto, che però era inoperabile a causa della debolezza di Anna, così il medico non poté recarle alcun sollievo. Il 1° agosto 1925 cadde dal letto, per cui si produsse una lesione cerebrale. Da quella data ebbe difficoltà di parlare. Anna Schäffer morì il 5 ottobre 1925, dopo aver esclamato: « Gesù, io ti amo!». Aveva 43 anni e 8 mesi. Per circa 25 anni era rimasta pressoché immobilizzata a letto.
 
I suoi resti mortali riposano nella Chiesa parrocchiale di Mindelstetten, Germania.

Il 7 marzo 1999, Anna Schàffer è stata proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II.

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   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch                          
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