GIUSEPPINA (GIUDITTA) VANNINI

(1859-1911)

FONDATRICE
DELLA CONGREGAZIONE DELLE FIGLIE DI SAN CAMILLO

Beatificazione: 16 ottobre 1994
Festa: 23 febraio

GIUSEPPINA VANNINI nacque a Roma, il 7 agosto 1859, da Angelo Vannini e Annunziata Papi. Al battesimo ricevette il nome di Giuditta. Passò la sua fanciullezza in famiglia. In tenera età fu colpita dalla morte di entrambi i genitori. Il papa mori il 18 agosto 1863, colpito da subitanea e grave malattia ad Ariccia, dove si trovava al servizio di un nobile signore villeggiante. L'11 maggio 1865 la mamma si risposò, avendo trovato chi si sarebbe preso cura dei tre figli in tenera età. Il 6 novembre 1866 morì anche lei e la famiglia si dissolse. Dei tre fratelli, Giulia e Giuditta vennero ospitate in due diversi istituti femminili assi­stenziali, Augusto invece presso lo zio materno Gioachino Papi. Giuditta, nello stesso mese di novembre 1866, venne accolta nel Conservatorio Torlonia a Roma, in Via Salita Sant'Onofrio, dove trascorse gli anni della sua giovinezza fino al 1880. Qui, sotto la guida e la tutela delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, riceveva, insieme a numerose altre orfanelle, lezioni di lingua italiana, francese, canto, lavoro, economia domestica, ricamo, prepara­zione delle dote; vi erano annesse anche le scuole fino alla quinta elementare. Dal mese di luglio a settembre le orfanelle venivano trasferite a Castelgandolfo, nella villa Torlonia. Il 19 marzo 1873 ricevette la Cresima e la Prima Comunio­ne. Da questo momento percepì chiaramente la chiamata allo stato religioso e nessuno, in seguito, riuscirà a distaccare la giovane da quell'ideale, neppure il fratello Augusto che, in momenti critici della loro comune esperienza, cercherà, con gli argomenti del cuore, d'immettere nella propria sfera familiare la sorella per sottrarla alla solitudine e alla ventura.

Il 3 marzo 1883, all'età di 24 anni, la Vannini entrò nel postulantato delle Figlie della Carità di S. Vincenzo nella casa centrale di Siena, vestendo il 20 settembre 1884 l'abito religioso, ma a poco a poco sopraggiunti motivi di sofferenza e malferma salute la persuasero che non era questa la strada che doveva seguire. Il 25 giugno 1888 venne perciò definitivamente dimessa dal­l’Istituto con lo sconcertante giudizio: non ha di santità, è di cattivo spirito e le manca completamente la sincerità. Nonostante queste note negative la giovane postulante era riconosciuta anche nella sua fondamentale positiva realtà: ispirata da una pietà solida, sospinta da una volontà coerente.

Giuditta rientrò a Roma, dove fu ospitata dalle Religiose del SS. Sacramen­to di Valence e condusse qui una vita esemplare; dalla sua bocca non uscì parola di lamento per lo stato in cui venne a trovarsi ne cenno alcuno contro i responsabili di quella situazione. Al contrario, pensava sempre alle Figlie della Carità e per raggiungerle chiese alle suore del Conservatorio di trovar il modo di reinserirvela, sia pure nel ruolo di ausiliaria, dipendente, subalterna. Fu assunta in qualità di «Maestrina Secolare » a Portici. Ma anche questa volta non riuscì a concretare il suo sogno e a realizzarsi inserendosi nel gruppo delle sue suore, neppure nel ruolo secondario di dipendente subalterna. Si sentiva sola ed ab­bandonata. Da questa esperienza di dolore e di solitudine maturava la vocazione a comprendere ed a servire coloro che soffrono.

Ritornata a Roma, i19 ottobre 1891, Giuditta incontrò casualmente p. Luigi Tezza, Procuratore Generale dei Ministri degli Infermi (Camilliani) nel corso di un ritiro diretto da lui nella casa delle Suore di Nostra Signora del Cenacolo. Ella gli parlò della sua vocazione alla vita religiosa e delle numerose difficoltà che aveva incontrate nella prova fatta dalle Figlie della Carità, alle quali, mal­grado tutte le inclinazioni particolari per questa vocazione, aveva assolutamente dovuto rinunciare. Affatto decisa di consacrarsi a Dio nella religione, non sapeva determinarsi per alcuna congregazione in particolare. I1 Padre gliene proponeva parecchie e offrendosi anche di agevolargliene l'ammissione. Per ciascuna trovava qualche ostacolo da opporre, di modo che il Padre le disse sorridendo: « Avete dunque, figlia mia, l'intenzione di fondarne una a vostro gusto? Avete per caso la vocazione di farvi Fondatrice? ». Essa rispose con un sorriso negativo.

P. Tezza invece intuì la realtà della giovane e l'invitò a dar vita al progetto da lui vagheggiato: la fondazione di una comunità religiosa femminile camilliana, dedita con voto specifico agli infermi.

Da quel momento Giuditta comprese quale fosse la sua missione nella Chiesa. « Fino a quando non m'incontrai con Padre Tezza mi pareva di essere sola, abbandonata da tutti e non avevo ne pace ne tranquillità. Da quel giorno che ebbi la fortuna di parlargli e mi sentii invitata a lavorare per la fondazione delle Figlie di San Camillo, una grande pace si impossessò della mia anima e mi sentii inondata il cuor di una dolcezza mai provata prima ».
VanniniIl 15 gennaio 1892, affiancata da altre due giovani, accettò di essere la prima postulante di una nuova Congregazione. I1 successivo 2 febbraio, nella stanza­santuario dove morì San Camillo, nella casa della Maddalena a Roma, il Supe­riore Generale p. Johann Mattis, assistito dal Procuratore Generale, p. Luigi Tezza, conferì lo scapolare delle terziarie camilliane con la croce rossa alle tre postulanti, affiliandole all'Ordine dei Ministri degli Infermi. Nasceva in tal modo la Congregazione delle Figlie di S. Camillo (Fig.), che riconosce ancor oggi come fondatori il p. Tezza e la M. Giuseppina Vannini. Un mese dopo, Giuditta, con il nuovo nome di Sr. Maria Giuseppina, vestì l'abito delle Figlie di S. Camillo. La vita interna della comunità evolveva favorevolmente. L'8 settembre 1892 la comunità contava 9 membri, di cui 6 vestite e 3 postulanti; altre postulanti si aggiungevano alle prime nell'ottobre seguente.

Dopo un anno, il 19 marzo 1893, Giuseppina pronunciò privatamente i voti di povertà, di castità, di obbedienza e di servizio agli infermi anche con pericolo della vita (voto camilliano), e venne nominata Superiora. Il 19 agosto successivo compì a Cremona la prima fondazione fuori Roma. Questa fonda­zione rappresentò per 1'Istituto un atto di coraggio ed un rischio in quanto i membri erano pochi e la loro attività ancora in fase di rodaggio. Sempre nel 1893 vennero stampate le: Regole e Costituzioni delle Figlie di San Camillo Terziarie dei CC.RR. L'istituto «ha per scopo di tendere alla perfezione per mezzo della pratica dei Consigli evangelici e dell'esercizio delle opere di misericordia, so­prattutto inverso dei poveri infermi, alla cui assistenza si obbligano per un quarto Voto speciale e perpetuo ».

Il 24 gennaio 1894 la nuova famiglia religiosa veniva elevata dal Card. Vicario, Lucido Maria Parocch, a Pio Conservatorio dipendente dall'Ordinario e Suor Giuseppina Superiora. L'8 dicembre 1895 veniva ammessa dallo stesso Cardinale all'emissione dei voti religiosi perpetui; prima dell'inizio del corso di esercizi furono fatte per voto segreto le elezioni e venne nominata ufficialmente Superiora Generale Giuseppina.

Il 3 maggio 1908 veniva rieletta Superiora Generale, come risulta dagli atti del II capitolo generale. La situazione del pio Conservatorio si presentava quanto mai florida e vivace dal punto di vista organizzativo: era evidente il beneficio che derivava dalla presenza delle Figlie di San Camillo, per cui la loro opera veniva sempre più largamente richiesta.

Con decreto del 21 giugno 1909 il Cardinale Vicario Pietro Respighi ap­provava le «Regole e Costituzioni delle Figlie di San Camillo » ed elevava il Pio Conservatorio a Congregazione di diritto diocesano. La Congregazione contava allora già 124 soggetti e 16 case in Italia, in Francia, nel Belgio e in Argentina. L'approvazione pontificia avvenne nel 1931.

Dall'agosto del 1910 iniziarono gli ultimi mesi di vita della Vannini. Essen­dosi recata a Genova per l'imbarco per la prima visita alle Case d'America fu costretta da una stanchezza letale a ritornare a Roma. Sembrava che alcuni giorni di riposo dovessero migliorare le sue condizioni fisiche, man non suc­cesse nulla, anzi invece di migliorare peggiorava di giorno in giorno. La notte del 23 febbraio 1911 Maria Giuseppina Vannini cessava di vivere nella casa a Roma, all'età di 52 anni, circondata dalle sue figlie spirituali.

I resti mortali riposano nella chiesa della Casa Generalizia dell'Istituto "Figlie di San Camillo" a Grottaferrata, via Anagnina, 18.

Il 16 ottobre 1994, Maria Giuseppina Vannini è stato proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II.

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   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch                          
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