Rubatto

MARIA FRANCESCA DI GESÙ (ANNA) RUBATTO

(1844 — 1904)

FONDATRICE
DELLE SUORE TERZIARIE CAPPUCCINE DI LOANO
oggi: SUORE CAPPUCCINE DI MADRE RUBATTO

Beatificazione: 10 ottobre 1993
Festa: 9 agosto

MARIA Franziska DI GESÙ RUBATTO nacque a Carmagnola (Torino) il 14 febbraio 1844, settima di otto figli di Johann Tommaso Rubatto e Caterina Pavesio. Al battesimo di quello stesso giorno ricevette il nome di Anna Maria. A quattro anni, il 26 novembre 1848, rimase orfana di padre. Un lutto grave e precoce, che non la impedì di vivere un'infanzia e una giovinezza impegnata nel servizio di Dio. Scrisse il suo direttore spirituale, che « si era data a Dio sin dall'infanzia con voto di verginità, rifiutando comoda posizione con un notaio di Carmagnola, che l'aspettò più anni per farla sua sposa, tanto la stimava ».

Altre notizie sugli anni da lei trascorsi a Carmagnola ne rimangono poche. Persone che le vissero accanto, testimoniano il grande affetto che la giovane nutrì per la mamma, dalla quale ricevette un'ottima educazione cristiana. La sua formazione scolastica si limitò alla frequenza delle scuole elementari, anche perché la sua gracile salute non le consentì di affrontare studi superiori.

A diciannove anni, il 2 giugno 1863, le mancò la madre e Anna Maria si trasferì a Torino. Scopo del suo trasferimento nella metropoli piemontese fu il desiderio di avvicinarsi alla sorella Maddalena, già trasferitasi a Torino con marito Giuseppe Tuninetti. Ma ad accogliere Anna Maria non fu la casa della sorella, bensì il palazzo della nobildonna Marianna Scoffone, di cui la giovane di Carmagnola divenne cameriera di nome, dama di compagnia e collaboratrice nell'amministrazione dell'ingente patrimonio di fatto dal 1864 al 1882.

Durante questi anni, Anna Maria si recava in molte parrocchie della città a fare il catechismo ai fanciulli, visitava gli ammalati dell'Ospedale del Cottolengo e si recava nelle soffitte di Torino a soccorrere gli abbandonati. Questo esempio ebbe un influsso decisivo sulla nobildonna Marianna Scoffone. Nulla del suo immenso patrimonio andò ai parenti, ma tutto venne destinato ad opere di beneficenza, specialmente a favore del Cottolengo di Torino.
Alla morte della Scoffone, i1 26 dicembre 1882, Anna Maria Rubatto, ormai trentanovenne, si trasferì presso la sorella Maddalena.
Pensava probabilmente di potersi dedicare a tempo pieno alle opere di misericordia in Torino, divenuta ormai sua seconda patria. Ma tale persuasione fu di breve durata. Recatasi a Loano, cittadina della riviera ligure di ponente, nell'estate del 1883, per una vacanza assieme alla sorella, Anna Maria frequen­tava ogni mattina la chiesa dei Cappuccini, nei cui pressi era in costruzione un edificio.

Un giorno di agosto, uscendo dalla chiesa, udì lamenti e pianto: una pietra, caduta dai ponti della costruzione, aveva ferito alla testa un giovanissimo ma­novale; il poveretto grondava sangue. La Rubatto soccorse il ragazzo, ne lavò e medicò la ferita, e, donatagli una somma pari allo stipendio di due giornate di lavoro, lo inviò a casa, perché potesse riposarsi.

La costruzione doveva ospitare una comunità femminile, di cui si stava cercando la guida, e la Rubatto, proprio a seguito del suo comportamento tenuto nell'episodio appena narrato, vide concentrarsi su di se le speranze e gli inviti dei fautori di quella fondazione.

Artefice della sua conquista alla vita religiosa fu il cappuccino p. Angelico Martini da Sestri Ponente. Dopo un anno di riflessione pronunciò il suo "Si" e il 23 gennaio 1885 a Loano, in quella stessa casa durante la cui costruzione aveva soccorso il manovale ferito, Anna Maria Rubatto vestì l'abito religioso con altre cinque giovani, divenendo, per mandato del vescovo diocesano di Alberga (Savona), mons. Filippo Allegro, loro Superiora, ma prima ancora, Madre e formatrice.

RubattoFu questo l'inizio dell' Istituto delle Suore Cappuccine di Madre Rubatto (Fig.). Quel giorno Anna Maria cambiò nome e divenne Suor Maria Franziska di Gesù. Iniziò il noviziato nel conventino che, a tale scopo, aveva costruito in Loano una pia signora, Maria Elice, che contava di trascorrere il resto dei suoi giorni con la piccola famiglia religiosa. Ben presto, però, Elice si separò da loro, visto che la Rubatto aveva aperto un oratorio per i bambini accanto al conven­to, e si proponeva di dar vita ad una congregazione di suore impegnate nella cura dei malati e nelle formazione della gioventù. La rottura fu penosa per ambedue le donne, ma ciò non impedì la vita della congregazione anche se le prove che il primo drappello di suore dovette affrontare non furono facile da descrivere e meno ancora da capire, sotto l'aspetto umano. La povertà, nei primi anni, non fu inferiore a quella praticata a San Damiano, sotto Chiara d'Assisi.

Passarono tre anni, apparentemente di stasi, in realtà custodi di un potente germoglio, e 1'Istituto cominciò a dilatarsi. La Madre aprì una seconda casa a Genova-Voltri, quindi un'altra a Sanremo, un'altra ancora a Genova-Centro. Le giovani vocazioni giungevano a decine ogni anno, e Madre Franziska attendeva alla loro formazione con tutte le sue energie e con il suo esempio inimitabile.

Nel 1892 la fondatrice partì missionaria, con alcune suore, diretta a Mon­tevideo, per dilatare l'apostolato all'Uruguay ed all'Argentina. Il soggiorno americano della Madre fu legato ad un nome carico di mistero e di eroismo: Alto Alegre, in Brasile. Invitata ad aprire una missione in quella località della foresta brasiliana, formò appositamente sei suore destinate a quella difficilissima missione. Le scelse fra le più giovani, giunte dall'Italia. Non poteva essere che lei ad accompagnarle sul posto. Affrontò un viaggio doloroso per tutte, eroico per lei, ormai cinquantenne e minata nella salute.
La comitiva partì da Montevideo il 3 maggio 1899 e arrivò ad Alto Alegre, battezzato dai missionari «S. Giuseppe della Provvidenza », il 28 giugno successivo: 50 giorni di viaggio, parte in battello, parte a cavallo, tra fatiche spos­santi e pericoli di ogni genere. La Madre rimase tre mesi nella missione, per istruire le suore con il proprio esempio. Quando fu costretta a riprendere viaggio alla volta di Genova, non furono le suore soltanto a versare lacrime; erano in pianto anche gli indios, piccoli e grandi.

Infatti, chi avvicinava Madre Rubatto rimaneva colpito da quella specie di fascino misterioso che emanava dalla sua persona. Stefano Carrara, ex ministro plenipotenziario, ricorda in una sua lettera l'impressione ricevuta dallo sguardo calmo e sereno che essa posò su di lui in un breve incontro; « c'era nei suoi occhi qualcosa di ultraterreno, di chi aveva fatto un lungo cammino verso il Signore, si vedeva che Cristo viveva in tutto il suo cuore... ».
Passarono diciotto mesi da quella partenza, ed Alto Alegre venne trasfor­mato in altare, sul quale vennero immolate le suore, i missionari Cappuccini e molti fedeli. La Madre partecipò all'eccidio da Genova, dove fu udita chiamare per nome, ad una ad una, in due riprese, le suore, esortandole alla fortezza e alla fedeltà. Leone XIII chiamò quei martiri «le primizie del secolo ».

Rientrata in Italia per la celebrazione del Capitolo elettivo, la scelta cadde un altra volta sui di lei.

Sistemate le case in Italia, pensò all'America. L'Uruguay e 1'Argentina di­vennero il campo privilegiato del suo apostolato. Sette volte attraversò l'oceano, per dirigere ed animare l'apostolato delle suore sui due continenti. Infine, il 30 ottobre 1902, si recò in America per una visita pastorale di poche settimane; il soggiorno si protrasse invece per oltre un anno, facendo si che la morte la cogliesse proprio su quel continente a Montevideo. Era il 6 agosto 1904. Fu sepolta nel cimitero di Nuevo Paris a Montevideo.

Nel 1913 il suo corpo veniva traslato nella cappella del collegio Belvedere fondato dalla Rubatto nel 1885 e ora riposa nel Santuario Madre Francisca Rubatto, Istituto Suore Cappuccine di Madre Rubatto, Av.da. Carlos M. Ramirez 56 (Belvedere), Montevideo, Uru­guay. La fama di santità goduta in vita andò aumentando sempre più dopo la morte.

Il 10 ottobre 1993, Maria Franziska di Gesù Rubatto è stata proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II.

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   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch                          
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