MARGHERITA BAYS

(1815 – 1879)

SARTA

DEL TERZ'ORDINE SECOLARE
DI SAN FRANCESO D'ASSISI

Beatificazione: 29 ottobre 1995
Festa: 27 giugno

MARGHERITA BAYS nacque a «La Pierraz », parrocchia di Siviriez, Friburgo/Svizzera, 1'8 settembre 1815. Al battesimo, il giorno seguente, rice­vette il nome di Margherita. I suoi genitori, Giuseppe Bays de La Pierraz e Maria Giuseppina Morel de Vilaraboud, erano modesti agricoltori e buoni cristiani.

Margherita, la seconda di sette figli, era particolarmente vivace e dotata di un'intelligenza fuor del comune. Frequentò per tre o quattro anni la scuola di Chavannes-les-Forts, dove imparò a leggere e scrivere. Il 17 agosto 1823 rice­vette la Cresima e all'età di 11 anni fu ammessa alla Prima Comunione nella parrocchia di Siviriez, come era allora usanza. La sua istitutrice la trovava alquanto vivace. Allo stesso tempo mostrava un'inclinazione al silenzio e alla solitudine. Infatti, fin dall'infanzia, la preghiera esercitò un tale fascino su di lei, che a volte smetteva di giocare con le sue compagne per appartarsi e pregare in silenzio.

Verso i quindici anni fece l'apprendistato da sarta, mestiere che poi esercitò, fino al termine della sua vita, a domicilio e nelle famiglie del vicinato che la pagavano a giornata. Passò tutta la sua vita in seno alla sua famiglia, dedicandosi al cucito e ai lavori di casa, creando un'atmosfera di buon umore e di pace fra i tre fratelli e le tre sorelle che le erano profondamente affezionati. Dovette tuttavia, dopo il matrimonio del fratello maggiore, subire l’ostilità e l'incom­prensione della cognata, che le rimproverava il tempo passato in preghiera. Le rimproverava inoltre di essere una perdigiorno, poiché restava tranquillamente seduta a cucire mentre lei svolgeva il duro lavoro nei campi. Per 15 anni Margherita sopportò queste invettive in silenzio e con una pazienza, che i contemporanei definirono eroica.

Margherita scartò l'idea di diventare una religiosa, poiché giudicava che la sua presenza in seno alla propria famiglia costituiva per lei un ambito di apo­stolato fondamentale. Scelse invece liberamente di rimanere nubile in seno alla sua famiglia, proponendosi di mantenervi con la sua presenza un clima d'amore fraterno e di pace, così da provvedere all'educazione cristiana dei figli dei suoi fratelli, poco adatti a tale compito. Claudio, che dirigeva l'attività agricola, era autoritario e duro; Giuseppe, nato malato, era spesso taciturno e depressivo. Con la sua presenza Margherita mitigò la mancanza di sensibilità di Claudio riguardo ai poveri ricordandogli l'esempio di san Martino. A Giuseppe infuse coraggio nelle periodiche fasi di depressione. Con la sua cognata Josette, entrata nella fattoria come semplice domestica, divenuta mediante il suo matrimonio padrona di casa al posto di Margherita con atteggiamento scontroso e villano, fu di una carità che suscitava l'ammirazione di quanti la circondavano: non rispon­deva mai alle sue ingiurie, non si lamentava con nessuno degli insulti ricevuti e s'ingegnava per renderle tutti i servizi possibili. Finì con il portarla a riconoscere i propri torti e l'assistette con magnanimità sul letto di morte. Si adoperò con tutto il cuore per compensare i maltrattamenti di Claudio nei confronti di due domestici, che vivevano nella fattoria: « Com'era buona con noi, si accorgeva di tutti i nostri bisogni e si prendeva cura di noi », diceva uno di essi. Approfittava inoltre della fiducia che dimostravano verso di lei per esortarli a vivere come buoni cristiani. La sera invitava tutti gli abitanti della casa a riunirsi per la preghiera comune.
Anche nelle famiglie, in cui si recava per lavorare, si faceva apostola di preghiera. Non iniziava i suoi lavori di cucito prima di avere invitato le persone della casa a recitare con lei una o due decine del rosario. Con il suo lavoro svolto in raccoglimento dava esempio di una giornata vissuta sotto lo sguardo del Signore.

Nella parrocchia fu un modello di laica piena di zelo. Il suo tempo libero lo dedicò ad un apostolato attivo fra i bambini a cui insegnava il catechismo in maniera adatta alla loro età, formandoli ad una vita morale e religiosa convinta. Preparò con grande sollecitudine le giovani alla loro futura missione di spose e madri. Visitava infaticabilmente gli ammalati ed i morenti. I poveri, che lei chiamava i « preferiti di Dio », trovavano in Margherita un'amica fedele piena di bontà. Introdusse nella parrocchia le opere missionarie e contribuì a diffon­dere la stampa cattolica per combattere le tendenze sovversive del Kulturkampf.

Esteriormente, Margherita aveva l'aria di una povera serva. Interiormente, tuttavia, era un'anima vivace e manifestava un fervore straordinario per la religione. Nutrendo un'ardente devozione per l'Eucaristia, assisteva ogni giorno alla Santa Messa che considerava come "l'apice della giornata". La domenica era per lei un giorno di festa e di preghiera. Dopo aver partecipato agli uffici rimaneva in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, faceva la Via Crucis per un'ora e diceva il rosario. Inoltre si recava frequentemente in pellegrinaggio ai suoi santuari, sola o con amici, percorrendo a piedi fino a 200 km.

La sua fede le consentiva di contemplare "le verità rivelate come se non vi fosse un velo". Viveva continuamente nella presenza di Dio e alimentava questo sentimento con una preghiera quasi costante.

La sua carità non veniva da fini umani, ma dalla sua preghiera ed era motivata dalla sua unione intima con Dio. Così non tollerava la maldicenza e la calunnia. Quando si parlava male di qualcuno, si sentiva ferita personalmente, le faceva male il cuore. Diede perciò questa regola d'oro: « Quando non hai visto una cosa, non devi parlarne; se l'hai vista, taci ».

Il suo raccoglimento era così intenso che niente poteva distrarla: un giorno alcune bambine provarono invano a farle cambiare posto nel banco della chiesa. Era così raccolta nell'orazione che restò immobile, insensibile alle piccole biri­chine. La sua fiducia nella preghiera era immensa, ed era persuasa della sua efficacia: «Se non ricevo quanto chiedo otterrò altre grazie »; oppure diceva: «Dio non me lo ha concesso, ma lui vede le cose diversamente da noi ».

Nel 1853, a 35 anni, fu operata all'intestino per un cancro, che i medici non riuscivano ad arrestare. Margherita si rivolse alla Santa Vergine, supplicandola non di lenire le sue sofferenze, ma di scambiarle con altri dolori, che la facessero partecipare più direttamente alla passione di Gesù.
Fu esaudita 1'8 dicembre 1854, nello stesso momento in cui papa Pio IX proclamava a Roma il dogma dell'Immacolata Concezione. Da allora sopportò una « malattia misteriosa», che l'immobilizzava in estasi ogni venerdì e tutta la settimana santa, mentre riviveva nello spirito e nel corpo le sofferenze di Gesù dal Getsemani al Calvario. Contemporaneamente apparvero sul suo corpo le cinque stimmate della crocifissione, che le procuravano un grande dolore, ma che dissimulava gelosamente agli occhi dei curiosi. Monsignor Marilly, vescovo della diocesi, richiese un accertamento medico per verificare queste estasi e queste stigmate e alla fine constatò ufficialmente la loro autenticità.

La guarigione improvvisa e radicale dal cancro, che precedette le estasi e le stimmate, segnò una svolta decisiva nella vita spirituale di Margherita Bays, che si concentrò su Cristo sofferente. Negli ultimi anni della sua vita, il dolore si fece sempre più intenso, ma sopportò tutto senza un lamento, in totale abban­dono alla volontà di nostro Signore. Fu in questo clima che compose l'ammi­rabile preghiera: « O santa vittima, chiamami a te, è giusto. Non tenere conto della mia repulsione; che io completi nel mio corpo ciò che manca alle tue sofferenze. Abbraccio la croce, voglio morire con te. È nella piaga del tuo Sacro Cuore che desidero esalare l'ultimo sospiro ».

Morì, secondo il suo desiderio, nella festa del Sacro Cuore, il venerdì 27 giugno 1879, alle ore tre. All'annuncio della sua morte, i parrocchiani di Siviriez e dei dintorni, costernati dicevano fra loro: «La nostra santa è morta ». I fune­rali, il 30 settembre successivo, alla presenza d'un grande numero di sacerdoti e di una folla di fedeli della parrocchia e dei dintorni, furono come un trionfo. Fu sepolta nel cimitero di Siviriez.

Oggi i resti mortali riposano nella cappella San Giuseppe nella chiesa di Siviriez in Svizzera.

Il 29 ottobre 1995, Margherita Bays è stata proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II.

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   © Prof. Dr. Dr. P. Andreas Resch                          
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