Angela da FolignoANGELA DA FOLIGNO

1248 – 1309

Magistra Theologorum
TERZIARA FRANCESCANA

Beata: 1693 – Santa: 9 ottobre 2013
Festa: 4 gennaio

Sant’ANGELA nacque a Foligno, Perugia, Italia, nel 1248 da una famiglia molto ricca, forse nobile. Visse tutta la sua vita nella casa paterna, situata nelle vicinanze della chiesa di san Francesco d’Assisi. Molto probabilmente rimase orfana di padre quand’era ancora bambina, perché non è mai nominato. Da bambina era chiamata Lella. Secondo le usanze si sposò giovanissima, con un ricco signorotto, dal quale ebbe vari figli.

Lella era piccola, bella e non priva di vanità e di orgoglio. Inoltre era intelligente e volitiva, sensibile ed emotiva e ambiva essere notata ed ammirata. Non pare avesse avuto una vita scandalosa, ma molto spensierata e dispersa in cose futili e inutili. Di fatto, non abbandonò mai la pratica della fede, la frequenza della chiesa e dei sacramenti, anche se erano atti compiuti più per abitudine e con superficialità.
Alcuni avvenimenti, come il violento terremoto del 1279, un uragano, l’annosa guerra contro Perugia e le sue dure conseguenze incisero nella vita di Angela, la quale progressivamente prende coscienza dei suoi peccati, fino ad un passo decisivo: invoca san Francesco, che le appare in visione, per chiedergli consiglio in vista di una buona Confessione generale da compiere. Giunta all’età di 37 anni, nel 1285, decise veramente di cambiare vita. La mattina dopo andò nella chiesa di san Francesco per cercare un confessore; non avendolo trovato, si recò in duomo, dove stava predicando fra Arnaldo, frate minore conventuale, suo cugino, al quale fece una confessione sincera e completa e si sentì finalmente tutta perdonata.

Una volta convertita, nella confessione dei suoi peccati, parlò di colpe gravi, non sempre bene espresse in confessione. La tradizione locale dice, che fu anche infedele al marito. Riconobbe la sua vanità e frivolezza, la sua ambizione di essere ritenuta per santa, mentre in realtà era ben diversa. Questa vita mondana e superficiale, il modo altrettanto superficiale di frequentare i sacramenti, le creavano un intimo tormento, compreso il terrore della dannazione finale.

Tre anni dopo, la strada della conversione conobbe un’altra svolta: lo scioglimento dai legami affettivi, poiché, in pochi mesi, alla morte della madre seguirono quelle del marito e di tutti i figli. Allora vendette i suoi beni e, nel 1291, Angela entrò nel Terz’Ordine di San Francesco, affidandosi alla direzione spirituale di Fra Arnaldo. Nello stesso anno compì un pellegrinaggio ad Assisi, durante il quale sperimentò speciali doni mistici.

Nel libro Beatae Angelae de Fuligneo visionum et instructionum liber (Libro delle visioni e istruzioni della Beata Angela da Foligno) Angela racconta questa conversione e ne narra i passaggi, il susseguirsi delle esperienze iniziate nel 1285. Ricordandole, dopo averle vissute, lei cercò di raccontarle attraverso il confessore, Fra Arnaldo, il quale le trascrisse fedelmente tentando poi di sistemarle in tappe, che chiamò “passi o mutazioni”, ma senza riuscire a ordinarle pienamente, perché ciò, che lei “comprende” durante le sue estasi, rimane, per così dire, solo un’“ombra” nella sua mente. “Sentii davvero queste parole – lei confessa dopo un rapimento mistico –, ma quello che vidi e compresi, e che egli [cioè Dio] mi mostrò, in nessun modo so o posso dirlo, sebbene rivelerei volentieri quello che capii con le parole che udii, ma fu un abisso assolutamente ineffabile.”

Angela presenta il suo “vissuto” mistico, senza elaborarlo con la mente, perché sono illuminazioni divine che si comunicano alla sua anima in modo improvviso e inaspettato. Lo stesso confessore fa fatica a riportare tali eventi, anche a causa della grande e mirabile riservatezza di Angela, riguardo ai doni divini. Alla difficoltà di esprimere la sua esperienza mistica si aggiunge la difficoltà per i suoi ascoltatori di comprenderla. Questa situazione indica con chiarezza come l’unico e vero Maestro, Gesù, vive nel cuore di ogni credente e desidera prenderne totale possesso. Qui risuonano le parole di san Paulo: “Figlio mio, se vedessi il mio cuore, saresti assolutamente costretto a fare tutte le cose che Dio vuole, perché il mio cuore è quello di Dio e il cuore di Dio è il mio.” Risuonano qui le parole di san Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Qui consideriamo perciò solo qualche “passo” del ricco cammino spirituale della nostra Beata. Il primo, in realtà, è una premessa: “Fu la conoscenza del peccato, in seguito alla quale l’anima ebbe un gran timore di dannarsi; in questo passo pianse amaramente” (Libro, p. 39). Questo “timore” dell’inferno risponde al tipo di fede che Angela aveva al momento della sua “conversione”; una fede ancora povera di carità, cioè dell’amore di Dio. Pentimento, paura dell’inferno, penitenza aprono ad Angela la prospettiva della dolorosa “via della croce” che, dall’ottavo al quindicesimo passo, la porterà poi sulla “via dell’amore”. Racconta il confessore:
“La fedele allora mi disse: Ho avuto questa divina rivelazione: ‘Dopo le cose che avete scritto, fa’ scrivere che chiunque vuole conservare la grazia non deve togliere gli occhi dell’anima dalla Croce, sia nella gioia sia nella tristezza che gli concedo o permetto’” (Libro, p. 143).

In questa fase Angela ancora “non sente amore”; lei afferma: “L’anima prova vergogna e amarezza e non sperimenta ancora l’amore, ma il dolore” (Libro, p. 39), ed è insoddisfatta.
Angela sente di dover dare qualcosa a Dio per riparare i suoi peccati, ma lentamente comprende di non aver nulla da darGli, anzi di “essere nulla” davanti a Lui. Come lei dirà: solo “l’amore vero e puro, che viene da Dio, sta nell’anima e fa sì, che riconosca i propri difetti e la bontà divina […]. Tale amore porta l’anima in Cristo e lei comprende con sicurezza che non si può verificare o esserci alcun inganno. Insieme a quest’amore non si può mischiare qualcosa di quello del mondo”(Libro, p. 124–125). Prega perciò: “O mio Dio, fammi degna di conoscere l’altissimo mistero, che il tuo ardentissimo e ineffabile amore attuò, insieme all’amore della Trinità, cioè l’altissimo mistero della tua santissima incarnazione per noi […]. Oh incomprensibile amore! Al di sopra di quest’amore, che ha fatto sì, che il mio Dio si è fatto uomo per farmi Dio, non c’è amore più grande” (Libro, p. 295). Tuttavia, il cuore di Angela porta sempre le ferite del passato.

Nell’itinerario spirituale di Angela il passaggio dalla conversione all’esperienza mistica, da ciò che si può esprimere all’inesprimibile, avviene attraverso il Crocefisso. E’ il “Dio-uomo passionato”, che diventa il suo “maestro di perfezione”. Tutta la sua esperienza mistica è, dunque, tendere a una perfetta “somiglianza” con Lui, mediante purificazioni e trasformazioni sempre più profonde e radicali. In tale stupenda impresa Angela mette tutta se stessa, anima e corpo, senza risparmiarsi in penitenze e tribolazioni dall’inizio alla fine, desiderando di morire con tutti i dolori sofferti dal Dio-uomo crocefisso per essere trasformata totalmente in Lui. Ricomandava:
“O figli di Dio, trasformatevi totalmente nel Dio-uomo passionato, che tanto vi amò da degnarsi di morire per voi di morte ignominiosissima e del tutto ineffabilmente dolorosa e in modo penosissimo e amarissimo. Questo solo per amor tuo, o uomo!” (Libro, p. 247). Questa identificazione significa anche vivere ciò che Gesù ha vissuto: povertà, disprezzo, dolore, perché “attraverso la povertà temporale l’anima troverà ricchezze eterne; attraverso il disprezzo e la vergogna otterrà sommo onore e grandissima gloria; attraverso poca penitenza, fatta con pena e dolore, possederà con infinita dolcezza e consolazione il Bene Sommo, Dio eterno” (Libro, p. 293).
Dalla conversione all’unione mistica con il Cristo crocefisso, all’inesprimibile. È il cammino altissimo di Angela, il cui segreto è la preghiera costante:

Quanto più pregherai e quanto più lo amerai, “tanto più ti diletterà; e quanto più ti diletterà, tanto maggiormente lo comprenderai e diventerai capace di capirlo. Successivamente arriverai alla pienezza della luce, perché capirai di non poter comprendere” (Libro, p. 184).

Negli ultimi anni di sua vita sviluppò in imitazione della Vergine Maria una maternità spirituale per tanti visitatori dall’Italia e dall’estero, che cercarono la sua istruzione. Inoltre collaborava nella cura dei Leprosi nell’ospedale della città.

Angela da Foligno morì il 4 gennaio 1309 a Foligno all’età di 60 anni e fu sepolta nella Chiesa di San Francesco della medesima città. Nel 1693 Angela da Foligno è stata beatificata da papa Innocenzo XII, e papa Francesco, il 9 ottobre 2013, l’ha proclamato Santa per decreto.

 

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